El hombre que aprendió a ladrar / L’uomo che imparò ad abbaiare

Lo cierto es que fueron años de arduo y pragmático aprendizaje, con lapsos de desalineamiento en los que estuvo a punto de desistir. Pero al fin triunfó la perseverancia y Raimundo aprendió a ladrar. No a imitar ladridos, como suelen hacer algunos chistosos o que se creen tales, sino verdaderamente a ladrar. ¿Qué lo había impulsado a ese adiestramiento? Ante sus amigos se auto flagelaba con humor: “La verdad es que ladro por no llorar”. Sin embargo, la razón más valedera era su amor casi franciscano hacia sus hermanos perros. Amor es comunicación.
¿Cómo amar entonces sin comunicarse?
Para Raimundo representó un día de gloria cuando su ladrido fue por fin comprendido por Leo, su hermano perro, y (algo más extraordinario aún) él comprendió el ladrido de Leo. A partir de ese día Raimundo y Leo se tendían, por lo general en los atardeceres, bajo la glorieta y dialogaban sobre temas generales. A pesar de su amor por los hermanos perros, Raimundo nunca había imaginado que Leo tuviera una tan sagaz visión del mundo.
Por fin, una tarde se animó a preguntarle, en varios sobrios ladridos: “Dime, Leo, con toda franqueza: ¿qué opinas de mi forma de ladrar?”. La respuesta de Leo fue bastante escueta y sincera: “Yo diría que lo haces bastante bien, pero tendrás que mejorar. Cuando ladras, todavía se te nota el acento humano”. (Mario Benedetti, Despistes y franquezas, 1989)
Ciò che è certo è che furono anni di arduo e costante tirocinio, con momenti di sbandamento durante i quali fu sul punto di desistere. Ma alla fine trionfò la perseveranza e Raimundo imparò ad abbaiare. Non a imitare latrati, come sono soliti fare alcuni spiritosoni o che si credono tali, ma veramente ad abbaiare. Che cosa l’aveva spinto a questa pratica? Davanti ai suoi amici si autocommiserava con ironia: “La verità è che abbaio per non piangere”. Tuttavia, la ragione più valida era il suo amore quasi francescano verso i suoi fratelli cani. Amore è comunicazione.
E pertanto come amare senza comunicare?
Per Raimundo fu un giorno di gloria quando il suo abbaiare fu finalmente compreso da Leo, il suo fratello cane, e (cosa ancora più straordinaria) lui comprese l’abbaiare di Leo. A partire da quel giorno Raimundo e Leo si stendevano, di solito la sera, sotto il pergolato e dialogavano e conversavano su temi generali. Nonostante il suo amore per i fratelli cani, Raimundo non aveva mai immaginato che Leo avesse una visione del mondo tanto sagace.
Infine, una sera prese coraggio e gli chiese con vari sobri latrati: “Dimmi, Leo, in tutta franchezza: cosa pensi del mio modo di abbaiare?” La risposta di Leo fu abbastanza chiara e sincera: “Direi che lo fai abbastanza bene, ma dovrai migliorare. Quando abbai, si nota ancora l’accento umano.”

Tradotto da Laura Ferruta
 

narradora

 
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